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SANDRO BUZZATTI

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IL TEATRO DI POESIA: UNA BRUTTA BESTIA
     

L'attore

Amandola, ho sempre pensato alla poesia come a una brutta bestia, una di quelle cose di cui è impossibile fare a meno, ma decismente scontrosa e fragile nella seduzione che alimenta, verso dopo verso, in chi ha la ventura di incontrarla nel proprio cammino. Orgogliosa della totale libertà in cui dimora, predilige luoghi appartati, quasi inaccessibili, o degli spazi infiniti del cielo o dei deserti, o delle grandi acque dove richiama la sua rotta segreta alla ricerca instancabile del "momòn": un arcano, lucente, dorato segreto che muove i destini del mondo. Difficile salire a bordo, difficile parlare al Capitano: egli diffida dei giornalisti, figuratevi un po' della gente di teatro. Quelli ti sparano subito un riflettore negli occhi, negli orecchi un po' di musica, a mò di sirena e ti costringono a mentire sul serio, per di più davanti a tutti. "No, no, grazie". Dice il capitano. "Lasciatemi solo. Non voglio rogne".

Ma se voi..., ma se voi...

Ma, provate ad uscire pù spesso dalle vostre case-cose e sostate sopra un muretto lungo i cigli delle strade, o ancora, di notte, lungo la scia di una voce incerta imbiancata dalla luna, allora è possibile che qualcuno di loro, dei capitani intendo, vi sussurri all'orecchio il perché del percome e il prima e il dopo, laggiù, sulla linea dell'orizzonte.

Almeno a me, che di piazze me ne intendo, è successo sempre così.

 

Il poeta

Gia, la luna, il sogno e tutti gli altri ingredienti che da sempre fanno da valletti alla poesia... E se dicessi, invece, che la brutta bestia ti sveglia di notte, che ti assale in macchina o per strada, debordando dai luoghi appartati, che bussa insistentemente, cerca d'imporsi, vuol puntare al tavolo da gioco anche se non è giornata?

Peggio ancora quando è spinta a tutta velocità nel cul de sac del teatro, chiusa nella stia delle esigenze tecniche, lei abituata agli spazi, ai cieli e ai mari di cui sopra. Via dalla pagina bianca le par i perdere la sua verginità gettata in pasto com'è ad una Plaza de toros dove incorna ed è incornata. Allora scalcia, scoda, disarciona, non ascolta blandizie. Non vuol camminare sulla pericolosa lama dell'occasione, grida con voce stridula la sua morte, l'asservimento, lo sfruttamento perpetrati dall'attore.

Così la nave, che non è mai stata del capitano, ma di tutti i suoi fantasmi ammutinati, perde ancor più la bussola, smette di fare ricami e batte in testa.

"Mi scusi, ma lei è sicuro di sapre cos'è un verso, un accento, una cesura? Non pretenderà mica di seppellirmi con crescendi di cornacchia raffreddata... badi ch ho quattromila anni di carriera!"

Una gran brutta bestia da prendere con le molle, non c'è dubbio.